Bonus casa, dal 2027 cambia tutto: cosa è previsto per le ristrutturazioni

Il 2027 segnerà un nuovo passaggio nel ridimensionamento delle agevolazioni dedicate agli interventi sugli immobili. Dal 1° gennaio, infatti, le percentuali riconosciute per ristrutturazioni, efficientamento energetico e messa in sicurezza antisismica subiranno un’ulteriore riduzione. Il cambiamento riguarderà sia l’abitazione principale sia le altre proprietà, sebbene con aliquote differenti.

Il tetto massimo di spesa resterà inizialmente invariato, ma il quadro è destinato a cambiare ancora dal 2028. Per chi sta valutando lavori importanti, conoscere in anticipo scadenze e percentuali diventa quindi essenziale. Rinviare un intervento potrebbe significare ottenere una detrazione più contenuta e, negli anni successivi, poterla calcolare su un limite di spesa molto più basso.

Quali Bonus casa resteranno attivi nel 2027

Nel 2027 continueranno a essere disponibili il Bonus ristrutturazione, l’Ecobonus e il Sismabonus. La loro presenza nel sistema delle agevolazioni non verrà meno, ma cambierà la misura del vantaggio fiscale. Per gli interventi eseguiti sull’abitazione principale, la detrazione scenderà al 36%. Per le seconde case e per gli immobili che non rientrano nella categoria della prima casa, invece, l’aliquota sarà del 30%.

L’accesso alla percentuale più favorevole prevista per l’abitazione principale non dipenderà soltanto dall’utilizzo dell’immobile. Sarà necessario possedere un diritto reale sulla casa: potranno quindi beneficiarne i proprietari e i titolari di un diritto di godimento, mentre non sarà sufficiente essere semplici inquilini o comodatari.

Rimarrà fermo a 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare il limite della spesa ammessa, tanto per la prima casa quanto per gli altri immobili. La somma riconosciuta dovrà essere recuperata attraverso dieci rate annuali. Il massimale invariato attenuerà in parte l’effetto del taglio, ma non eviterà una riduzione concreta del risparmio fiscale.

Il Superbonus sarà ormai sostanzialmente fuori dal quadro ordinario. Sopravvivrà soltanto per lavori connessi a determinati eventi sismici e avviati attraverso istanze presentate entro il 30 marzo 2024. Resta invece da chiarire il futuro del Bonus mobili, la cui conferma dovrà arrivare con la successiva legge di bilancio.

Perché le detrazioni vengono ridotte

La discesa delle aliquote rientra in una revisione più ampia del sistema delle detrazioni. L’obiettivo dichiarato è rendere gli aiuti fiscali più selettivi, superando la distribuzione generalizzata che ha caratterizzato diversi incentivi degli ultimi anni. Il sostegno dovrebbe essere indirizzato soprattutto verso le famiglie con redditi medio-bassi, mentre gli strumenti direttamente collegati al reddito familiare, tra cui le detrazioni per le spese sanitarie, non dovrebbero subire cambiamenti.

Sul settore edilizio incidono inoltre gli impegni europei connessi al PNRR e a REPowerEU. Le indicazioni vanno nella direzione di eliminare progressivamente i sussidi considerati meno sostenibili sotto il profilo ambientale. La riduzione prevista nel 2027, dunque, non rappresenta un intervento isolato, ma una tappa di una trasformazione destinata a proseguire negli anni successivi.

Dal 2028 il taglio diventa più pesante

Il 2027 sarà soltanto una fase intermedia. Dal 2028 e fino al 2033 la detrazione verrà uniformata al 30% per tutte le tipologie di immobile. Verrà meno, quindi, la distinzione tra abitazione principale e altre case: a prescindere dalla destinazione dell’edificio, la percentuale riconosciuta sarà la stessa.

La modifica più incisiva riguarderà però il massimale. Il limite di spesa passerà dagli attuali 96.000 euro a 48.000 euro, con un dimezzamento che peserà soprattutto sugli interventi più costosi. Il rifacimento di un tetto o la sostituzione di un impianto di riscaldamento, per esempio, potrebbero richiedere somme elevate e lasciare una quota più ampia dell’investimento fuori dall’agevolazione.

Un parziale recupero è previsto soltanto dal 2034, quando l’aliquota tornerà al 36% per tutti gli immobili. Il tetto di spesa, tuttavia, resterà fissato a 48.000 euro. Anche dopo la risalita della percentuale, il beneficio massimo continuerà perciò a essere più contenuto rispetto a quello ottenibile con il massimale in vigore fino al 2027.

Quanto cambia il risparmio su una spesa di 30.000 euro

Un esempio consente di valutare con maggiore immediatezza la portata delle nuove regole. Considerando una ristrutturazione della prima casa del valore di 30.000 euro, nel 2026 l’aliquota del 50% permette di maturare una detrazione complessiva di 15.000 euro, da distribuire nell’arco di dieci anni.

Nel 2027, con la percentuale ridotta al 36%, lo stesso intervento darà diritto a 10.800 euro. La differenza rispetto all’anno precedente sarà quindi di 4.200 euro. Dal 2028, applicando l’aliquota unica del 30%, il vantaggio scenderà ulteriormente a 9.000 euro: 6.000 euro in meno rispetto a quanto riconosciuto nel 2026.

Il calcolo mostra come il rinvio dei lavori possa produrre conseguenze economiche rilevanti anche quando la spesa rimane ben al di sotto del limite massimo. Per gli interventi di maggiore valore, dal 2028 si aggiungerà anche l’effetto del dimezzamento del massimale, rendendo la differenza potenzialmente ancora più significativa.

Quando conviene programmare i lavori

Chi ha già deciso di ristrutturare dovrebbe valutare attentamente il calendario. Fino alla fine del 2026 rimangono infatti disponibili le aliquote del 50% per l’abitazione principale e del 36% per gli altri immobili, sempre entro il limite di 96.000 euro. Dal 2027 le percentuali scenderanno rispettivamente al 36% e al 30%, mentre dal 2028 arriveranno sia l’aliquota unica sia il nuovo tetto di 48.000 euro.

La convenienza ad anticipare riguarda soprattutto gli interventi già previsti e più impegnativi, come il rifacimento del tetto, la sostituzione degli infissi oppure i lavori di efficientamento energetico che comprendono l’installazione di una pompa di calore. Organizzarsi per tempo consente di definire il progetto, raccogliere e confrontare i preventivi e programmare l’esecuzione senza arrivare troppo vicino alla scadenza.

Non si tratta soltanto di scegliere l’anno con la percentuale più alta. Occorre considerare insieme aliquota, valore dei lavori e limite di spesa ammesso. Il quadro delineato rende il 2026 particolarmente importante per chi ha già in programma una ristrutturazione, mentre il 2027 offrirà ancora un massimale pieno ma un beneficio fiscale ridotto. Dal 2028, invece, il sostegno diventerà sensibilmente più contenuto per tutti gli immobili.