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Coinquilino che non paga affitto o bollette: chi deve coprire le spese e cosa prevede la legge

euro calcolatrice
Foto artemkontratiev © 123RF.com

Vivere insieme ad altre persone permette di dividere il costo dell’abitazione e le spese quotidiane. Questa soluzione è molto diffusa tra studenti universitari e giovani lavoratori, soprattutto nelle città dove gli affitti sono elevati. Le difficoltà possono però arrivare quando uno degli occupanti smette di versare il denaro concordato. In questi casi, le conseguenze economiche dipendono principalmente dal tipo di contratto di locazione sottoscritto e dagli accordi relativi alle utenze domestiche.

Affitto condiviso: chi paga quando un coinquilino è in ritardo?

Per comprendere quali obblighi spettano agli abitanti di un appartamento bisogna esaminare il documento firmato con il proprietario. Esistono infatti diverse modalità per organizzare una locazione condivisa.

Una delle più comuni prevede un accordo unico sottoscritto da più persone. In questa situazione, generalmente, ciascun firmatario può essere chiamato a rispondere dell’intera somma mensile dovuta al proprietario.

Il principio giuridico alla base di questo meccanismo è la responsabilità solidale, disciplinata dagli articoli 1292 e 1294 del Codice civile. Salvo differenti disposizioni contrattuali, il proprietario ha la possibilità di richiedere l’importo rimasto scoperto anche agli occupanti che hanno regolarmente versato la propria quota.

Si immagini un appartamento affittato a tre studenti per 900 euro mensili. Ognuno versa abitualmente 300 euro, ma uno interrompe i pagamenti. Se esiste un contratto comune con obbligazione solidale, il proprietario può richiedere i 300 euro mancanti anche agli altri due.

Chi anticipa il denaro al posto del debitore conserva comunque il diritto di recuperarne la parte spettante attraverso gli strumenti previsti dalla legge.

Contratti individuali per le stanze: cosa cambia

Una situazione differente si presenta quando ogni occupante possiede un accordo autonomo relativo alla propria camera.

In questo caso, ciascuna persona mantiene un rapporto contrattuale distinto con il proprietario. Il canone viene stabilito individualmente e le eventuali irregolarità nei versamenti riguardano il singolo affittuario.

Di conseguenza, il proprietario deve rivolgersi al soggetto che ha accumulato il debito, mentre gli altri continuano a rispettare le rispettive scadenze.

Esiste anche la possibilità che l’appartamento venga affittato a una sola persona, la quale concede successivamente alcune stanze ad altri occupanti attraverso una sublocazione consentita dalla legge.

In tale circostanza, l’inquilino principale mantiene gli obblighi economici verso il proprietario e gestisce direttamente gli eventuali crediti nei confronti dei subaffittuari.

Bollette di luce, gas e acqua: chi è responsabile

Anche le utenze domestiche richiedono particolare attenzione. Il soggetto indicato nel contratto di fornitura è normalmente quello al quale la società fornitrice richiede il saldo delle fatture.

Se l’energia elettrica risulta intestata a un solo abitante, quest’ultimo deve occuparsi del pagamento anche quando gli altri partecipano abitualmente alla spesa.

La suddivisione interna può avvenire in parti uguali oppure attraverso percentuali stabilite dagli occupanti.

Per esempio, una fattura da 180 euro ripartita fra tre persone comporta un versamento individuale di 60 euro. Se uno degli interessati trattiene la propria quota, l’intestatario deve comunque rispettare gli obblighi verso il fornitore.

Per questo motivo è utile conservare le fatture, registrare i trasferimenti di denaro e stabilire fin dall’inizio regole precise per ogni servizio.

Come recuperare il denaro anticipato

Quando emergono ritardi, un primo passaggio consiste nel chiarire la situazione economica con la persona interessata.

Talvolta il problema riguarda una difficoltà finanziaria temporanea. In queste circostanze, gli occupanti possono concordare una restituzione graduale delle somme.

Un accordo scritto dovrebbe indicare il debito complessivo, gli importi delle rate e le date previste per ciascun versamento.

È importante conservare anche ricevute bancarie, messaggi, comunicazioni elettroniche e documenti contrattuali, soprattutto quando dimostrano l’esistenza degli accordi economici.

Se la persona interessata continua a rimandare il pagamento, è possibile procedere con una richiesta formale, denominata messa in mora.

La comunicazione può essere trasmessa tramite raccomandata oppure posta elettronica certificata, specificando la somma richiesta e il termine assegnato per regolarizzare la posizione.

Quando è possibile rivolgersi al giudice

Se i tentativi precedenti rimangono senza risultato, il creditore può valutare un’azione giudiziaria.

Uno degli strumenti disponibili è il decreto ingiuntivo, attraverso il quale si richiede al giudice un provvedimento che imponga il versamento del debito.

Per utilizzare questa procedura servono documenti idonei a dimostrare il credito. Il debitore può presentare opposizione, generalmente entro 40 giorni dalla notificazione del provvedimento.

Quando il titolo diventa esecutivo e il pagamento continua a mancare, possono essere avviate procedure di recupero forzato, nel rispetto delle condizioni e dei limiti stabiliti dalla normativa.

Prima di intraprendere questa strada è opportuno valutare l’entità del credito e le spese legali, eventualmente rivolgendosi a un professionista.

Il rischio di sfratto riguarda anche gli inquilini puntuali

Una delle conseguenze più importanti riguarda gli accordi di locazione sottoscritti congiuntamente.

Quando il proprietario riceve soltanto una parte del canone complessivo, può verificarsi una situazione di morosità contrattuale, anche se alcuni abitanti hanno rispettato i propri impegni economici.

L’articolo 5 della legge 392/1978 stabilisce che, nelle locazioni abitative, un canone rimasto insoluto per oltre 20 giorni dalla scadenza può costituire motivo di risoluzione del contratto, secondo la disciplina applicabile.

In presenza dei presupposti previsti, il proprietario può quindi promuovere lo sfratto, con possibili conseguenze per tutti i conduttori legati dal medesimo accordo.

Per tutelarsi è fondamentale conoscere le clausole firmate, controllare periodicamente i pagamenti e stabilire una gestione trasparente delle spese comuni.

La scelta di un contratto adeguato e la conservazione delle ricevute rappresentano due precauzioni importanti per affrontare eventuali controversie economiche tra persone che condividono la stessa abitazione.

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