Perché in alcune città i termosifoni possono funzionare più a lungo che in altre? La risposta dipende anche dai gradi giorno, un valore che descrive le caratteristiche climatiche di una località durante il periodo di riscaldamento. Il calcolo confronta una temperatura interna convenzionale con quella registrata all’esterno e somma gli scarti nei giorni più freddi. Il risultato permette di assegnare ogni Comune a una zona climatica, dalla A alla F. Per capire che cosa significa il numero associato alla propria città, bisogna partire dal modo in cui viene ottenuto.
Che cosa indicano i gradi giorno
Un inverno può essere caratterizzato da pochi giorni molto freddi oppure da temperature moderatamente basse per un periodo lungo. I gradi giorno tengono conto di entrambe le situazioni: misurano insieme l’intensità e la durata del freddo rispetto a una temperatura di riferimento fissata a 20 °C.
Un valore elevato segnala che, nel periodo considerato, l’aria esterna rimane spesso lontana da quella soglia. Un valore più basso è invece associato a condizioni generalmente più miti o a un periodo freddo più breve. Non bisogna interpretare il dato come il numero di giornate in cui è consentito accendere i caloriferi. Neppure indica quanti gradi segna normalmente il termometro: è il risultato di una somma effettuata giorno dopo giorno.
Il valore attribuito a un Comune serve a rappresentarne il clima ai fini della classificazione. Va distinto dal calcolo eseguito su una singola stagione con le temperature effettivamente rilevate: un inverno particolarmente mite o rigido può produrre un risultato diverso da quello usato come riferimento per la zona climatica.
Come si calcolano: un esempio semplice
Per ciascun giorno si prende la media della temperatura esterna e la si confronta con i 20 °C convenzionali dell’ambiente interno. Se fuori la media è inferiore, la differenza contribuisce al totale. Se raggiunge o supera i 20 °C, quel giorno non aggiunge nulla.
Si immagini, per esempio, una giornata con una media esterna di 8 °C: sottraendo 8 da 20 si ottengono 12 gradi giorno. Con una media di 17 °C il contributo scende a 3. Una giornata con 22 °C di media vale invece zero, perché nel conteggio entrano soltanto le differenze positive. Considerando questi tre giorni come un piccolo esempio, il totale sarebbe 15.
Nella realtà l’operazione si ripete per tutti i giorni del periodo preso in esame. La temperatura usata è una media giornaliera, non il valore minimo toccato di notte né quello massimo registrato nel pomeriggio. Per questo una mattina gelida, seguita da molte ore più calde, non può essere valutata guardando soltanto la minima.
La formula aiuta anche a capire perché i gradi giorno crescano in due modi: quando aumenta la distanza tra la temperatura esterna e i 20 °C di riferimento, oppure quando le giornate sotto quella soglia diventano più numerose.
Il legame con le sei zone climatiche italiane
I Comuni italiani sono distribuiti in sei zone climatiche, indicate con le lettere dalla A alla F. La collocazione dipende dal valore dei gradi giorno: la zona A arriva fino a 600, la B supera 600 senza oltrepassare 900 e la C arriva a 1.400. La D comprende i valori superiori a 1.400 e fino a 2.100; la E prosegue fino a 3.000. Oltre questa soglia si entra nella zona F.
La lettera offre quindi un’indicazione immediata sul clima della località. Le zone con valori più contenuti corrispondono a un minore fabbisogno di riscaldamento legato alle condizioni esterne; quelle con valori maggiori descrivono luoghi in cui il freddo pesa più a lungo o con maggiore intensità.
Questa suddivisione è collegata anche alle regole sul funzionamento degli impianti termici, comprese le finestre stagionali e le durate giornaliere previste per le diverse zone. Per conoscere le indicazioni applicabili alla propria abitazione occorre identificare il Comune, senza fermarsi alla regione o alla provincia: località vicine possono avere condizioni climatiche differenti.
Che cosa dice questo dato sulla propria casa
Conoscere i gradi giorno è utile quando si cerca di comprendere il contesto climatico in cui si trova un edificio. Il valore viene impiegato anche nei calcoli energetici legati alla progettazione: una casa situata in un’area fredda deve affrontare condizioni esterne diverse da una costruita in una località dal clima più mite.
Il numero, però, non consente da solo di prevedere la bolletta. Due abitazioni nello stesso Comune condividono il riferimento climatico, ma possono richiedere quantità di energia molto diverse. Contano, tra gli altri fattori, l’isolamento, le caratteristiche dell’impianto e il modo in cui viene utilizzato. I gradi giorno descrivono la località; per valutare i consumi di una casa bisogna considerare anche la casa stessa.
Per leggere correttamente il dato basta dunque ricordare tre elementi: la soglia convenzionale di 20 °C, la media esterna di ciascuna giornata e la somma delle sole differenze positive. Da questo calcolo nasce il valore che colloca un Comune nella sua zona climatica e aiuta a spiegare perché le esigenze di riscaldamento cambino da un luogo all’altro.
