Il Piano casa compie un nuovo passo alla Camera con l’approvazione delle modifiche in commissione Ambiente. Tra gli interventi inseriti nel decreto n. 66/2026 spicca il rifinanziamento del fondo destinato agli studenti universitari che vivono lontano dalla propria residenza e devono sostenere le spese di locazione. La misura dispone 8,5 milioni di euro per il 2026 e punta ad alleggerire il costo degli affitti per le famiglie con redditi contenuti.
Il testo dovrà ora affrontare il passaggio in Aula, dove il voto di fiducia è previsto per lunedì. Le modifiche approvate non riguardano soltanto il sostegno agli universitari. Il provvedimento interviene anche sull’edilizia residenziale pubblica, sulle abitazioni convenzionate e sul ruolo assegnato ai Comuni. Alcune proposte presentate durante l’esame parlamentare sono state ritirate e potranno tornare in un secondo momento attraverso altri strumenti normativi.
Il fondo affitti torna con 8,5 milioni nel 2026
Il rifinanziamento del fondo per le locazioni universitarie rappresenta uno dei punti centrali del decreto. Le risorse saranno rivolte agli iscritti alle università statali che frequentano corsi lontano dal Comune di residenza e devono affittare una stanza o un appartamento per poter proseguire gli studi.
Il fondo era stato istituito nel 2021 con l’obiettivo di offrire un aiuto economico agli studenti fuori sede appartenenti a famiglie con minori disponibilità. Con il nuovo stanziamento, il meccanismo viene riattivato per il 2026 e potrà coprire almeno una parte delle spese sostenute per l’alloggio.
La decisione ha raccolto consensi sia tra le forze di maggioranza sia tra quelle di opposizione. Il costo degli affitti nelle città universitarie continua infatti a pesare sui bilanci familiari, soprattutto nei centri dove l’offerta di abitazioni risulta più limitata rispetto alla domanda. Milano, Roma, Bologna, Firenze e Torino sono tra le città nelle quali la ricerca di una sistemazione può richiedere tempi lunghi e spese elevate.
Il contributo non avrà carattere automatico. Le modalità operative dovranno chiarire l’importo riconosciuto a ciascun beneficiario, le procedure per presentare la domanda e i documenti necessari per dimostrare il possesso dei requisiti.
Il limite Isee viene fissato a 20.000 euro
L’accesso al sostegno sarà riservato agli studenti appartenenti a nuclei familiari con un Isee non superiore a 20.000 euro. Il parametro economico servirà a concentrare le risorse sulle famiglie che affrontano le maggiori difficoltà nel sostenere i costi legati all’università e alla permanenza in un’altra città.
Un altro requisito riguarda la presenza di eventuali agevolazioni già ricevute. Il contributo non potrà essere assegnato agli studenti che usufruiscono di altri finanziamenti pubblici destinati al pagamento dell’alloggio. La regola punta a evitare la sovrapposizione tra misure diverse e a distribuire il fondo tra un numero più ampio di richiedenti.
La verifica dei requisiti economici avrà quindi un peso decisivo. Oltre all’attestazione Isee aggiornata, potrebbero essere richiesti il contratto di locazione registrato, l’iscrizione all’università e la documentazione relativa alla residenza. I dettagli dipenderanno dalle disposizioni applicative che accompagneranno l’avvio della misura.
Per gli studenti interessati sarà importante controllare anche le scadenze. I fondi pubblici destinati agli affitti vengono spesso assegnati attraverso bandi con finestre temporali precise. La disponibilità complessiva di 8,5 milioni di euro potrebbe rendere necessaria una graduatoria nel caso in cui le domande superassero le risorse disponibili.
I Comuni acquistano più spazio nel Piano casa
La versione licenziata dalla commissione modifica anche diversi aspetti dell’edilizia pubblica e convenzionata. Uno dei cambiamenti riguarda il maggiore coinvolgimento dei Comuni, chiamati a partecipare in modo più diretto alla definizione e alla gestione degli interventi.
Gli enti locali avranno un ruolo rilevante perché conoscono la situazione abitativa dei rispettivi territori, la presenza di immobili inutilizzati e le aree nelle quali la domanda di case popolari risulta più alta. Il loro intervento potrà favorire una programmazione più vicina alle esigenze delle città e dei quartieri.
Dal testo è stato eliminato il riferimento agli investimenti esteri tra le condizioni necessarie per accedere alle semplificazioni. La scelta modifica l’impostazione iniziale e amplia l’attenzione verso interventi che potranno essere sostenuti attraverso strumenti differenti.
Il Piano casa mira a intervenire su un settore nel quale i problemi si sono accumulati nel tempo. Alla carenza di abitazioni a prezzi accessibili si aggiungono immobili pubblici che richiedono manutenzione, progetti fermi e procedure amministrative complesse. Il decreto cerca di creare un quadro più rapido, pur lasciando aperte diverse questioni sulla disponibilità effettiva delle risorse e sui tempi di realizzazione.
Rinviato il fondo da 1,2 miliardi del Pnrr
Durante l’esame in commissione è stata ritirata la proposta che avrebbe creato uno strumento finanziario destinato a raccogliere 1,2 miliardi di euro provenienti dal Pnrr. Le somme avrebbero dovuto confluire in un fondo gestito da Cdp Real Asset e sostenere interventi di edilizia sociale.
Il ritiro non determina l’abbandono definitivo del progetto. L’attivazione del meccanismo viene rinviata e potrà essere riproposta attraverso un successivo provvedimento. La questione resta rilevante perché il fondo avrebbe rappresentato una delle componenti finanziarie più consistenti del Piano casa.
È stato ritirato anche l’emendamento che prevedeva il coinvolgimento dell’Agenzia del Demanio nelle operazioni di vendita e valorizzazione degli immobili appartenenti agli enti locali. Anche in questo caso, il tema potrebbe riemergere durante i prossimi passaggi legislativi.
Il decreto n. 66/2026 arriva quindi in Aula con una struttura più definita rispetto al testo iniziale, ma con alcuni interventi economici ancora da completare. Il sostegno agli affitti degli studenti fuori sede resta una delle misure più immediate, mentre la parte dedicata all’edilizia sociale richiederà nuovi atti e ulteriori risorse. Dopo il voto di fiducia, l’attenzione si sposterà sulle procedure applicative e sui tempi necessari per rendere disponibili i contributi.

